2 giugno 2022, festa della democrazia e della pace

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Il 2 giugno in piazza del Comune, il Sindaco Francesco Vassallo ha celebrato la Festa della Repubblica con un accorato discorso sulla nostra storia, la nostra democrazia e il futuro che ci aspetta.Un accenno doveroso anche alla guerra in Ucraina e il ringraziamento per l’impegno di tante famiglie, anche di Bollate, per aiuti concreti ai profughi. Ecco le sue parole:

“Care concittadine, concittadini e autorità e associazioni presenti,
il 2 giugno rappresenta la data fondativa della nostra democrazia, oltre che di ricomposizione dell’unità nazionale. In questa data di settantasei anni fa gli italiani scelsero di vivere in un paese da essi governato attraverso istituzioni democraticamente elette, fondate su un testo costituzionale che sarebbe entrato in vigore due anni dopo. E fu una scelta libera da qualsiasi condizionamento, fatta da tante persone, soprattutto di tanti giovani, e rivolta ad un profondo cambiamento volto a costruire una nuova storia.

Anche oggi siamo a un tornante del nostro cammino dopo le due grandi crisi globali, quella economico finanziaria e quella provocata dalla pandemia a cui si è aggiunta, purtroppo, quella della guerra in Ucraina, che sta toccando le nostre coscienze. E permettetemi di fare un pubblico ringraziamento a tutte quelle famiglie e associazioni che hanno accolto interi nuclei di persone che sono scappate dal teatro di guerra, esattamente come fecero gli italiani nel secondo dopoguerra, attivando una rete di supporto che, in collaborazione con le istituzioni, permise alla nostra Patria di procedere alla ricostruzione di un paese, partendo dalle macerie che il conflitto bellico ci lasciò in eredità.

E come allora fu per l’Italia, QUESTO è, per l’Ucraina, il tempo di costruire un futuro europeo, che superi gli egoismi nazionali e scriva una nuova storia di pace e di democrazia, per andare oltre i lutti e le devastazioni della guerra, per ricominciare a rimettere in piedi un paese dilaniato, ferito e che ha voglia di ricominciare con uno spirito di collaborazione e integrazione con la comunità internazionale.

Neanche settantasei anni fa fu, per l’Italia, un inizio facile perché eravamo divisi tra la Monarchia e la Repubblica e seppur il risultato fu favorevole a quest’ultima forma di governo, esso non era stato omogeneo e, in un Paese in ginocchio, c’era il rischio di una spaccatura tra il Mezzogiorno e il Settentrione. Ma fu proprio la scelta repubblicana il presupposto che rese possibile radicare, nel sentimento profondo del popolo, le ragioni di una unità e di una coesione più forti, favorendo il dispiegarsi di nuove energie, di nuovi protagonisti della vita pubblica. Questa vitalità animò e sostenne la straordinaria stagione costituente, capace di cogliere e interpretare le speranze, le attese, le aspirazioni degli italiani. Per celebrare la Repubblica dobbiamo partire da qui: dalle donne e dagli uomini della Costituente, dalla loro lungimiranza, dal coraggio con cui seppero cercare e trovare i punti di sintesi.

Cos’è la Repubblica?
Sono i suoi principi fondativi. Le sue istituzioni. Le sue leggi, la sua organizzazione. Certo, è tutto questo.

Ma a me sta a cuore, oggi, porre l’accento su ciò che viene prima. Quel che precede il valore e il significato, pur fondamentale, degli ordinamenti. Parlo della vita delle donne e degli uomini di questo nostro Paese. Dei loro valori e dei loro sentimenti.
Del loro impegno quotidiano. Della loro laboriosità. Del contributo, grande o piccolo, che ciascuno di loro ha dato a questi anni di storia comune.

La Repubblica è, prima di tutto, la storia degli italiani e della loro libertà.
È la storia del lavoro, motore della trasformazione del nostro Paese. È la storia della Ricostruzione, delle fatiche, dei sacrifici, spesso delle sofferenze, di tanti che si trasferirono da Sud a Nord, dalle campagne alle città, animando uno straordinario periodo di sviluppo.
È la storia del formarsi e del crescere di una comunità.

Un bel brano di De Gregori dice “la storia siamo noi”, “nessuno si senta escluso”. Proviamo a leggere così questi settantasei anni di vita repubblicana: da una prospettiva diversa che ci consente di cogliere i profili di soggetti che spesso sono rimasti sullo sfondo. E che invece hanno riempito la scena, colmato vuoti, dato senso e tradotto in atti concreti parole come dignità, libertà, uguaglianza, solidarietà. Parole che altrimenti sarebbero rimaste astratte aspirazioni.

Le persone: donne, uomini, giovani che sono state al centro della nostra storia, con la loro voglia di esserci e di contare. Di partecipare. Partecipazione civile, politica, sociale. La volontà di cambiare il mondo. Perché il mondo di prima aveva prodotto la guerra, l’ingiustizia, la fame, le distruzioni.

L’Italia è stata ricostruita dalle macerie. La Costituzione ha indicato alla Repubblica la strada da percorrere. Questa è l’idea fondante della Repubblica, di una Costituzione viva, che vive ogni giorno nei comportamenti, nelle scelte, nell’assunzione di responsabilità dei suoi cittadini, a tutti i livelli e in qualunque ruolo.

La democrazia è qualcosa di più di un insieme di regole: è un continuo processo in cui si cerca la composizione possibile delle aspirazioni e dei propositi, nella consapevolezza della centralità delle persone, più importanti degli interessi.

Con questi intenti celebriamo concordemente in questi giorni la Repubblica e la Costituzione, per trarne forza, per costruire un’Italia migliore attraverso il libero confronto tra diverse opinioni e proposte e non utilizzando vecchie contrapposizioni ideologiche; lavorando nell’interesse generale, con senso dello Stato e con volontà di cambiamento;nel grande scenario dell’Europa unita, per far crescere l’economia, dare futuro ai giovani e rendere più giusta una società troppo squilibrata e iniqua.

Ebbene, siamo ancora chiamati, e oggi anche più duramente, a cimentarci con un simile cambiamento. Si guardi con coraggio agli interessi comuni di più lungo termine, per l’unità dell’Europa, per lo sviluppo mondiale, per il futuro delle giovani generazioni.

Viva la Repubblica Italiana
Viva l’Italia Unita