IV Novembre 2018: il discorso del Sindaco Francesco Vassallo

584

Care concittadine e cari concittadini, Associazioni d’Arma, Associazioni civili, oggi celebriamo il nostro “IV Novembre” nel segno della Giornata delle Forze Armate e per ricordare i cento anni dalla fine della Prima Guerra Mondiale, conflitto che ha reso possibile l’Unità Nazionale, sia pure al prezzo di centinaia di migliaia di morti. Ma forse oggi possiamo ammettere che è stata una guerra che era meglio non fare, in cui vi entrammo con poca preparazione.

Ma questa non è una buona ragione per non ricordare i nostri nonni, che più di un secolo fa in questi stessi giorni, sul Piave, salvavano l’Italia e, in qualche modo, la unirono per la seconda volta. Molti di loro sono scomparsi durante le fasi più cruente di quella vicenda, con un destino che si lega a quanto accadde il 24 ottobre 1917, con la drammatica sconfitta del nostro esercito a Caporetto ad opera di tedeschi e austriaci. Un evento che mise addirittura a repentaglio l’esistenza dell’Italia come Stato indipendente e sovrano e a minare la sua integrità territoriale. Fino al 10 novembre 1917, con il ripiegamento dall’Isonzo alla linea del Piave e del Grappa, l’esercito arrivò a perdere 650.000 uomini su un milione e mezzo di combattenti (con 40.000 morti e feriti, 260.000 prigionieri, 350.000 sbandati) e dovette abbandonare oltre la metà della propria artiglieria. I profughi civili in fuga dal Veneto e dal Friuli furono oltre 400.000, sfollati nel resto d’Italia e non sempre accolti con favore dai connazionali ospitanti.

Fu un momento terribile di panico per l’intero Paese, frutto di errori e carenze gravissime, soprattutto degli alti Comandi e di una classe dirigente inadeguata, ma l’Italia riuscì a reggere, stringendosi attorno all’esercito, visto che la guerra da offensiva era diventata difensiva: si trattava infatti di fermare l’invasore, di salvare le proprie terre e famiglie, in una parola la propria libertà. Con il sacrificio di tutti, venne tracciata la via che nel giro di un anno ci avrebbe portato a Vittorio Veneto, esattamente un secolo fa. L’eroismo dei nostri soldati giunti da tutte le regioni d’Italia fu la chiave che aprì la strada verso Trento e Trieste. Il 16 novembre 1917 i diciottenni e allora minorenni “ragazzi del 99”, accanto all’armata ritiratasi dal Carso, vinsero in prima linea la battaglia di Fagarè, sul Piave. Oggi è anche il centenario di questi eroi, che quasi nessuno ricorda. Gli alpini tennero eroicamente su tutti i fronti di montagna.

Tra i tanti, i pugliesi delle brigate Bari e Barletta resistettero fino alla morte nella difesa di Bassano del Grappa. La mobilitazione fu generale. Il lavoro straordinario. Le donne dimostrarono di saper fare nelle fabbriche gli stessi lavori degli uomini e magari meglio. E noi, questo lo sappiamo benissimo perché lo abbiamo rievocato nel mese di giugno con le celebrazionid el centenario della Fabbrica dimenticata a Castellazzo: donne e bambine che furono straziate dall’esplosione di una fabbrica di munizioni, qui, a Bollate, a pochi chilometri da noi. E per ricordare anche i nostri concittadini caduti, ricordo a tutti voi di visitare la bellissima mostra presso la Biblioteca dal titolo “La grande Guerra 1915 -1918 vissuta dai bollatesi” e di partecipare questa sera al Concerto del Coro Alpino Lombardo “L’inutile strage” Canti – Parole – Immagini della Prima Guerra Mondiale”che si terrà alle ore 21,00 presso la Parrocchia S. Martino.

Per tali motivi il IV Novembre è una data ricca di significato, in quanto rappresenta il momento dell’omaggio alla memoria dei Caduti e il sigillo dell’Unità Nazionale. Manifestiamo la riconoscenza per il contributo alla pace e alla sicurezza offerto dalle forze armate e rivolgiamo il nostro sentito grazie alle donne e agli uomini in uniforme che oggi servono fedelmente il Paese, sia nei confini italiani sia nei teatri esteri, portando con loro i giusti valori di lealtà, impegno e umanità.

E se questa Unità continuerà ad esserci auspichiamo che si sostanzi nel segno della condivisione, della collaborazione e dell’assunzione di responsabilità condivise. Non servono proclami, inganni o peggio ancora illusioni: non possiamo nascondere che persistono le difficoltà per anziani, disoccupati, disabili e persone in fragilità socio-economica e alle quali, ancora, non si riesce a dare sollievo favorendo un clima di sfiducia e rassegnazione nei confronti delle istituzioni, registrando una preoccupante accelerata del populismo e dell’impoverimento del senso civico collettivo.

Ma dobbiamo reagire, non abbandonarci alla sfiducia ma animarci di speranza, credendo in noi e nelle capacità di risollevarsi di questo straordinario e bellissimo Paese, ricordando e facendo memoria della nostra identità, della nostra cultura, della nostra storia, delle nostre tradizioni e della nostra “memoria collettiva”: aspetti che hanno modellato il nostro popolo.

Siamo consapevoli dei problemi che affliggono i nostri tempi, fatti di guerre, carestie, ingiustizie, disastri ambientali, minacce nucleari, dazi economici ma abbiamo il dovere di difendere e trasmettere alle giovani generazioni i nostri valori intrisi di libertà e giustizia, e di prepararli a raccogliere i frutti più alti della nostra Costituzione e della nostra casa comune: l’Europa, l’unica realtà istituzionale, economica e politica che dopo secoli, ci ha posti al riparo dagli errori del passato.

Ricordiamocelo sempre e diciamolo forte ai nostri giovani: la libertà, la pace, la giustizia di cui oggi possiamo godere sono valori costati sangue e fatica e vanno ogni giorno riconquistati.

Viva l’Italia, Viva le Forze Armate